Conte d'Anglante e di Blava, paladino di Francia, senatore Romano e
gonfaloniere della Chiesa
E' il protagonista della Chanson de Roland, poema scritto da un'anonimo
del XII secolo, primo libro da cui nascerà il Ciclo di Racconti su
Carlo Magno. Successivamente, di racconto in racconto, la storia del paladino
si delinea dalla giovinezza fino alla morte. Berta, sorella dell'imperatore Carlo Magno, amava
Milone d'Anglante (Angles), un semplice conte. L'imperatore ostacolò
questo amore, tanto che i due si rifugiarono in Italia, a Sutri, dove diedero
alla luce Orlando.
Quando nacque il neonato, Milone era assente; ma al suo ritorno alla grotta
dove si era rifugiata Berta, si vide rotolare (in francese roller) incontro il
proprio figlio, che perciò chiamò Roland. Successivamente i
cantastorie italiani ribatezzarono l'eroe Orlando.
Ritrovato e riconosciuto da Carlo Magno, il giovane guerriero seguì
lo zio imperatore nella battaglia di Aspromonte, dove combattè
contro il re africano Almonte. Grazie ad un incantesimo che rende il suo
corpo invulnerabile, Orlando vinse il duello sia con Almonte sia con il di lui
fratello Troiano, conquistandosi così il suo equipaggiamento da
cavaliere. Tra le varie armi vi era anche la spada Durlindana
appartenuta ad Ettore di Troia e passata attraverso Pentesilea, regina delle
Amazzoni, al re saraceno. Come cavallo ebbe l'ottimo Brigliadoro e come
stemma il quartiere bianco e rosso di Almonte.
Per i suoi meriti l'imperatore gli restituì la contea di Anglante con anche
quella di Blava (Blay-sur-Gironde) e lo volle tra i dodici pari di Francia, i suoi
amici più fidati, consiglieri della corona e paladini della cristianità;
d'altra parte, il papa lo insignì del titolo di senatore romano e gonfaloniere
della Chiesa.
Milone era stato precedentemente ucciso dai saraceni, così sua madre fu
costretta a rispostarsi con l'infido conte Gano di Maganza (Meinz), con
cui Orlando fu sempre in contrasto.
Successivamente, l'imperatore assediò la città di Vienne, difesa
da un valoroso cavaliere, quell'Oliviero che poi diverrà uno
dei più importanti paladini. Per porre fine alla guerra, Orlando
accettò di sposare la sorella di Olivieri, la stupenda Alda la Bella;
Orlando, però, si risentì per questa unione a cui era
stato forzato, tanto che non consumò mai il matrimonio.
Tra i cantastorie Italiani, la castità di Orlando assunse ben presto toni
canzonatori; da questa tradizione nasce il poema, prima di Boiardo, poi di Ariosto,
in cui il valoroso paladino, leale suddito e guerriero invincibile, si rivelò
un ragazzone guercio e piuttosto brutto, oltre che un innamorato goffo, sognante
amori esclusivamente platonici, risultando immancabilmente poco desiderabile.
Diviso tra i doveri verso la Cristianità e l'amore per Angelica,
vagò per il mondo alla ricerca di quest'ultima, affrontando nemici di
ogni specie (Orlando innamorato) e finendo per impazzire quando Angelica
sposò un altro (Orlando furioso). Fatto finalmente rinsavire dal
cugino Astolfo, salvò la Francia dall'assalto di re
Agramante, filgio di Troiano.
Nella Chanson de Roland, poema di tono epico, si racconta la sua fine;
dopo la guerra di Carlo Magno contro Marsilio, re mussulmano di
Spagna, Orlando deve guidare la retroguardia nella ritirata sui Pirenei.
A causa del tradimento di Gano, il suo contingente fu sterminato e in questa
occasione morirono molti tra i più valorosi paladini; tra questi vi era
anche il fedele amico Oliviero. Orlando morì mentre cercava di avvisare
Carlo Magno, quando suonò nel suo possente corno Olifante fino a
farsi scoppiare le vene delle tempie.
Il personaggio storico
Storicamente, Carlo Magno effettuò veramente una spedizione in Spagna,
ma fu poco più che una scaramuccia. Il 15 agosto 778, un certo Roland di
Angles, che guidava la retroguardia, fu attaccato da briganti Baschi (e quindi
cristiani), durante l'attraversamento della gola di Roncisvalle sui Pirenei.
I Baschi massacrarono Orlando e tutti i suoi uomini. Nel medioevo la sua storia
divenne il simbolo della guerra tra cristiani e mussulmani.
Questo nobile Roland venne, poi, erroneamente messo in relazione con il
sepolcro a Blaye di un altro Roland, un santo che indicava la via per il
pellegrinaggio in Spagna.
Le TRISTI PROVE del conte Orlando
Qui desidero elencare i grandi errori amorosi di Orlando o, come le
chiama Boiardo, le sue tristi prove:
La sua sposa, la deliziosa Aldabella, morì vergine
(tradizione popolare).
Orlando salva Leodilla e dorme con lei in un bosco: Leodilla non riesce a
dormire e ha prurito (ma proprio quel prurito!), però Orlando
forte russava (Orlando innamorato, Libro I).
Angelica, per ringraziare Orlando di essere corso in suo aiuto, lo spoglia
personalmente dell'armatura e gli fa il bagno, ma l'eore non cresce
da nessuna parte (Orlando innamorato, Libro I, Canto XXV).
Orlando deve finalmente passare una notte da solo con la provocante Origille,
ma arriva prontamente qualcuno ad annunciargli che, se vuole affrontare la
maga Falerina, dev'essere casto da almeno 3 giorni
(Orlando innamorato, Libro II).
Sacripante, disperato perché Orlando e Angelica hanno viaggiato tutti
soli dal Cataio in Francia, scopre che la fanciulla è ancora vergine:
"per questo Turpino chiama il conte un babione"
(Orlando innamorato, Libro II, Canto XIX e Orlando furioso, Canto I).
Orlando vede ovunque scritte di Angelica che esaltano l'amore di lei per
qualcuno di nome Medoro e pensa: "Forse lei mi dà questo nome nel
suo cuore", finché non gli raccontano che lei ha sposato questo
Medoro. (Orlando furioso, Canto XXIII).
La famiglia di Orlando
Riporto qui sotto le relazioni di parentela di Orlando.
I nomi scritti in corsivo non sono pił viventi all'inizio della storia,
quelli in grassetto, indicano personaggi che compaiono nel poema,
mentre quelli anche sottolineati hanno un ruolo attivo nell'itreccio.
La barra verticale | indica discendenza, mentre il simbolo di uguale (=) indica
matrimonio.